Le fate incantatrici

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Le fate incantatrici

Fiabe e favole ispirate alle leggende delle nostre terre

 

Autrici del canovaccio: Laura Formenti e Monica Massone

Regia: Fabio Boverio

Interpreti: Laura Formenti, Monica Massone

Cenni sull’opera di partenza

Le fate incantatrici è uno spettacolo liberamente ispirato ai racconti popolari e alle leggende della Val d’Aosta e del Piemonte.

Sinossi
Fiordizucca ed Eufrasia sono due fate in incognito, in fuga dal loro Signore per avergli rubato il sacco che contiene tutte le fiabe incantate del “Piccolo Mondo”, per donarle ai bambini umani.
Sulle orme della solita combinaguai Fiordizucca è sua sorella Eufrasia, a tutti nota come la più giudiziosa ed obbediente, che, malgrado tenti di toglierla d’impiccio, si ritroverà complice del piano. Inseguite da un’orda di gnomi sguinzagliati dal temibile Signore delle Fate per catturarle e punirle, chiedono asilo a un gruppo di umani (il pubblico), invitandoli, dapprima, a svelare l’un l’altra la reale identità della sorella e, successivamente, ad ascoltare, partecipando alla narrazione, le fiabe contenute nel sacco magico e, a quanto pare, dotato di vita propria…

La prima racconta la storia di una giovane sposa incinta, anzi molto incinta, ma così incinta che non riesce a fare nulla, se non trascorrere le sue giornate alla finestra, ad osservare la neve cadere ed annoiandosi tantissimo, quando, tutto ad un tratto e del tutto inaspettatamente, le pare di scorgere, come avvolta in un turbinio, una figura di donna che altri non è se non la Signora delle…SSSTTT! E’ proibito pronunciare questa parola davanti agli umani. “Fata” suona come un’evocazione di esseri sovrannaturali e quindi come un facile richiamo per gli gnomi sulle tracce delle due sorelle. La figura di donna dimostra sin da subito di avere una particolarità: ella serba un cuore di ghiaccio.
Mai le è concesso ridere, piangere o anche solo rivolgere un sorriso od un cenno di gratitudine a qualcuno. Accolta in casa, la giovane sposa rimane stupita dalla bellezza e dalla precisione dei merletti che indossa la strana ma splendida Signora.
Esitante, dopo 2000 anni di silenzio, la donna ne svela il segreto: essi sono il frutto del lavoro di tanti piccoli folletti che si annidano tra le sue dita o, meglio, si annidavano, dato che, non appena mostra la mano alla giovane, si accorge di averli smarriti.
Comincia una rocambolesca “caccia al folletto” che vede la giovane sposa incinta arrabattarsi nel tentativo di acciuffare anche solo una di queste dispettose creaturine. La scena è così divertente e comica ma commovente allo stesso tempo da sciogliere il cuore della Signora che, per la prima volta in 2000 anni di vita, conoscerà il riso e il pianto.

Fiordizucca, incurante del rischio, estrae dal sacco una seconda fiaba, suscitando il panico di Eufrasia a cui nulla varranno le suppliche di riporre la storia e scappare.

La seconda fiaba narra dell’amore contrastato tra la florida Blantsetta e il piacione Aimé, il “bello del villaggio”. Sposi da appena dieci giorni, la loro unione è già oggetto di pettegolezzo: pare che Aimé esca tutte le sere e non faccia ritorno se non al mattino, inoltrato per giunta, lasciando sola ed inquieta la povera Blantsetta.
Accorrerà, nel vero senso della parola, in aiuto la vecchia nonna Zosine, ben consapevole di che cosa si nasconda dietro le fughe notturne del genero. Istruirà Blantsetta su come seguire, senza essere scoperta, il giovane marito su per le irte salite della montagna e scovare dove ami attardarsi: Blantsetta allora lega un filo magico attorno ad uno dei bottoni della giacca del marito e, tenendo per un capo il filo, lo pedina a distanza.
Scoprirà un nascondiglio segreto, una caverna sul fondo della quale scorge l’ombra di due figure: una appartiene inequivocabilmente ad Aimé ma l’altra? Trattasi di…Fata. Ah! Proferire una seconda volta questa parola è come urlare un “siamo qui” agli gnomi. La narrazione deve farsi necessariamente più concitata. La F..a, affettuosamente definita per depistaggio “Gnana” dalle due sorelle, si è accorta della presenza di Blantsetta.
Temendo una rappresaglia da parte degli abitanti dei villaggi circostanti, offre ad Aimé un regalo “maledetto”, pregandolo di portarlo in dono alla giovane e bella moglie. Aimé, scambiando il gesto per una dimostrazione d’affetto, lo accetta di buon grado ma, all’uscita della caverna, non resiste alla tentazione di guardare cosa ci sia dentro alla valigia che lo contiene: è un cintura, la più bella e preziosa che occhio umano avesse mai visto.
Se la vendesse, lui e Blantsetta diventerebbero i più ricchi di tutta la valle. Vuole subito provarla ed immaginare quanto bene starebbe attorno alla vita della moglie. La estrae e la cinge attorno al tronco di un albero ma, non appena serrata, deflagra in un boato. Blantsetta avrebbe potuto rischiare la vita e solo allora Aimé realizza di essere stato ammaliato non da una “Gnana” ma da una…Strega.
Aimé corre lungo la valle urlando a squarciagola “strega” e chiamando a raccolta gli uomini dei villaggi vicini, affinché il fuoco possa essere domato e la fattucchiera arsa sul rogo della pubblica piazza, ma quando giungono alla caverna…
Ora gli gnomi sono davvero troppo vicini per essere ignorati. Fiordizucca ed Eufrasia raccattano alla meglio le loro fiabe sparpagliate in giro ma hanno ancora un problema da risolvere: gli umani hanno visto e sentito tutto e lasciare che raccontino ad altri quanto hanno assistito metterebbe in pericolo l’esistenza stessa del “Piccolo Mondo”. Non resta altro che compiere un giuramento…

Allegati disponibili :  Scheda artistica e tecnica  

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