Il non-luogo trasversale del sogno. Recensione di Cuore di piombo a Bistagno in Palcoscenico

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di  – RadioGold – 

BISTAGNO – Esiste un terreno che non appartiene al tempo lineare né a nessun luogo e che rappresenta l’interiorità prima di tutto, prima delle personalità di facciata e delle sovrastrutture.

In “Cuore di piombo, un sogno d’infanzia”, ispirato a “Il tenace soldatino di stagno” di H. C. Andersen, messo in scena  al Teatro Soms,  venerdì 28 aprile, da Quizzy Teatro, questo terreno è la favola che diventa metafora e filo conduttore illuminante. Lo spettacolo ha chiuso Bistagno in Palcoscenico, la riuscita rassegna diretta da Monica Massone che ha compreso anche il progetto di Residenza Teatrale, nell’ambito del Circuito Regionale “Piemonte dal Vivo”. Grazie al successo di tutti gli appuntamenti,  è stato già annunciato che l’anno prossimo continuerà, con un nuovo cartellone, la collaborazione tra l’organizzazione di Quizzy Teatro e la Soms che mette a disposizione il piccolo e accogliente teatro della sua sede.

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Due protagonisti e due storie diverse, ma segnate dall’insoddisfazione. Monica Massone è Daphne, una manager severa e odiata, soprannominata cuore di piombo per la sua insensibilità. Entra rivolgendosi al pubblico come a dipendenti da motivare, abusando di slogan e di gergo aziendale. Marco Trespioli è Massimiliano, un danzatore sull’orlo di abdicare alla sua vocazione per un lavoro impiegatizio. Tanto è rigida e determinata lei (come il soldatino di piombo della favola di Andersen), quanto è remissivo lui (la ballerina di carta della stessa favola) nei confronti del fato come della fidanzata dittatoriale.

Il palco è diviso in due parti, due angoli di camerette: quella di Daphne popolata di giochi maschili e l’altra di Massimiliano di oggetti femminili come peluche e un tutù. Due mondi dove entrambi i protagonisti, tornando alle loro case d’infanzia per motivi diversi, si riappropriano delle aspirazioni originarie ed entrano nella favola che ha segnato il loro immaginario di bambini.  Proprio la favola diventa il non-luogo trasversale che unisce i loro destini, li mette a confronto e li fa dialogare, passando dal piano della realtà a quello dell’avventura del soldatino e della ballerina. Una bolla surreale e magica, nel ventre di un pesce o in due camerette che diventano una, è il posto della verità interiore, dove le paure si svelano e la rigidità si scioglie in fragilità, sino al riscatto del sogno.

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Il pregio della regia di Tobia Rossi (giovane regista/drammaturgo già ampiamente affermato nel panorama nazionale) sta nei passaggi fluidi dal reale al fiabesco. I riflessi tra le due dimensioni sono caleidoscopici,  vanno ben al di là dell’accostamento tra le personalità dei protagonisti con la rigidità del soldatino e la fragilità della ballerina. C’è la verità interiore che si ritrova ritornando bambini, c’è l’amicizia che accomuna e rende capaci di affrontare i problemi. Soprattutto c’è la magia del sogno che porta alla determinazione nel mondo reale, quello dei limiti. Tutto questo con il merito della coerenza drammaturgica e dei diversi registri dall’ironico, al drammatico, al surreale.

Monica Massone e Marco Trespioli convincono con un’interpretazione all’altezza del passaggio tra realtà e oltre. Entrambi ben segnano anche dal punto di vista gestuale il percorso da una sorta di cattività imposta dalle circostanze alla liberazione di sé. Trespioli danza prima in modo impacciato e infine con la sicurezza di chi prende in mano la sua vita, Monica Massone si trasforma da aziendalista implacabile a donna finalmente capace di gesti belli e generosi. Da sottolineare il registro lirico del dialogo, nell’immaginario ventre buio di un pesce, sulle paure interiori e sulle barriere che si costruiscono per proteggersi dal mondo e da se stessi: uno di quei momenti in cui ci si perde a pensare che è proprio così.

Uno spettacolo che vale la pena di vedere perché combina originalità, intelligente regia e un valore in  più regalato dalla bravura dei protagonisti.

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