Perchè Quizzy

Il nome deriva dall’intuizione dei primi anni ’90 di Mike Buongiorno: il telecomando che permetteva al pubblico di “interagire” con la tv. Esso fu impiegato in alcuni quiz del celebre presentatore per permettere agli spettatori di giocare da casa, ma la mancata trasparenza del gioco finì presto per far tramontare l’innovativo sistema.
A distanza di oltre vent’anni  “Quizzy” si può leggere come un’illuminata anticipazione dell’interattività che oggi, attraverso i social media, muove l’intera società.
Anche al teatro viene richiesta questa capacità di scambio e condivisione.
To quiz” in lingua inglese significa “interrogare”, “porre una domanda a qualcuno”.
Ecco, dunque, che “Quizzy Teatro” affrontando problematiche sociali di particolare urgenza, le reinterpreta e le restituisce allo spettatore, interrogandolo, e divenendo voce e corpo del pubblico, chiamato all’azione.

“Quizzy” vuole portare sul palco lo spettatore.
“Quizzy” vuole parlare al pubblico attraverso la voce dello spettatore stesso.
Questo tipo di proposta prende le mosse dall’esigenza di partecipazione che si avverte nello spettatore e allo stesso tempo rispecchia l’individualità e la ricerca artistica di Monica Massone.
L’obiettivo che Quizzy si pone è quello di raccogliere le istanze della gente “comune” per trasformarle in qualcosa di visivamente ed emotivamente significativo. Sintetizzando i bisogni, le opinioni, i desideri espressi dal cittadino/spettatore, Quizzy genera una domanda e diventa al tempo stesso il tramite per la formulazione della risposta. Questo processo può iniziare in un contesto spontaneo, nel quotidiano, oppure in uno spazio laboratoriale. Un simile approccio può funzionare molto bene con gli adulti, ma non solo. Anche i bambini, infatti, hanno molto da dire e l’esperienza maturata da Monica Massone nel mondo della scuola lo conferma. La scuola è il luogo deputato per eccellenza a fornire risposte e, ancora prima, a raccogliere istanze di natura educativa e sociale.

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